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La città marinara compare ufficialmente nella storia in una lettera, scritta nel 596 da papa Gregorio Magno, nella quale si fa riferimento al vescovo di Amalfi. Nel testo Amalfi viene definita castrum, cioè avamposto difensivo. In effetti, per molto tempo a causa della sua posizione lungo i confini meridionali del Ducato bizantino di Napoli, essa servì da rifugio contro le incursioni dei Longobardi di Benevento, i quali alla fine ebbero la meglio e, grazie al tradimento di alcune famiglie locali, espugnarono la città e deportarono parte della popolazione. Ma gli Amalfitani, dopo essersi riorganizzati e grazie alle divisioni interne della corte longobarda, riuscirono a saccheggiare Salerno liberando gli ostaggi e il primo settembre 839 fondarono la repubblica indipendente. La nascita dello Stato amalfitana rientra nel più ampio fenomeno della frammentazione delle due grosse realtà politiche territoriali costituite dal ducato bizantino di Napoli e dal principato longobardo di Benevento.

Il territorio dello Stato amalfitano comprendeva la costa che va da Cetara a Positano, la catena dei Monti Lattari con i centri montani di Scala, Tramonti ed Agerola, il territorio stabiano con Lettere, Pimonte e Gragnano, l’isola di Capri ed il piccolo arcipelago delle Sirenuse. I confini erano custoditi da castelli e fortificazioni, presenti anche nei centri principali. 

Amalfi, forse la prima repubblica marinara a raggiungere un’importanza di primo piano, aveva sviluppato intensi scambi con Bisanzio e con l’Egitto. I mercanti amalfitani sottrassero agli Arabi il monopolio dei commerci mediterranei e fondarono nel X secolo basi mercantili nell’Italia meridionale, in Africa Settentrionale ed in Medio Oriente.

Tra le testimonianze più importanti della grandezza di Amalfi, sono le Tavole amalfitane, Tabula de Amalpha, un codice che raccoglieva le norme del diritto marittimo, rimasto valido per tutto il Medioevo, che regolamentavano anche i rapporti intercorrenti fra i componenti degli equipaggi delle navi adibite al trasporto di merci.

Per lungo tempo, sulla base di un’erronea tradizione, ad Amalfi è stata attribuita l’invenzione della bussola, in realtà importata dalla Cina e migliorata dagli amalfitani.

Amalfi nel 1137 fu saccheggiata dai Pisani, in un momento in cui era indebolita da catastrofi naturali (gravi inondazioni) e dall’annessione al regno normanno di Sicilia. Dopo la conquista da parte dei Normanni, iniziò una rapida decadenza e venne sostituita nel suo ruolo di principale polo mercantile campano da Napoli e Salerno.

Cosa visitare, oltre al famoso Duomo di Amalfi

 Il Museo della Bussola e del Ducato marinaro di Amalfi  nasce il 28 dicembre del 2010 grazie all’impegno del Comune di Amalfi e del  Centro di Cultura e Storia Amalfitana, con la collaborazione della Regione Campania – settore Musei e Biblioteche –, la Soprintendenza beni storico-artistici ed etnoantropologici di Salerno e Avellino e la Soprintendenza dei beni archeologici di Salerno.

Sede del nascente Museo è l’antico Arsenale che costituisce la principale testimonianza del passato repubblicano di Amalfi.

Il recente suo restauro segna una tappa fondamentale sulla via del recupero e della restituzione di contenitori monumentali di alto livello per la creazione di strutture culturali degne di trasmettere nel tempo i segni gloriosi dell’ingegno marittimo di una città insigne nella storia.

Un altro luogo da visitare è il museo della carta. La lavorazione di questo prodotto fatto a mano fu una delle più ricche e antiche attività della città. Visitando il museo è possibile conoscere tutti i passaggi dell’antico procedimento per la realizzazione di un foglio.

La più piccola delle quattro repubbliche marinare, Amalfi, ritorna domenica 3 giugno a narrare la sua storia insieme con quelle di Genova, Pisa e Venezia nella 57esima edizione del palio delle antiche città di mare. L’evento, che sarà preceduto da un fitto cartellone di manifestazioni ed eventi per celebrare le antiche Repubbliche Marinare